Hiroshima,
Una memoria inquietante
di Josep Abella
superiore generale
dei missionari clarettiani
 

Hiroshima è una grande città situata nella parte occidentale dell’isola di Honshu, in Giappone, il cui cuore è il Parco della Pace. La bomba atomica che colpì la città e i suoi abitanti alle 8.15 circa del 6 agosto 1945 hanno fatto di essa il simbolo del sogno condiviso da tante persone: un mondo in pace.
Ho visitato più volte Hiroshima. Non ci si va per mero turismo, no. Andare a Hiroshima significa fare un pellegrinaggio. Andare ad Hiroshima significa entrare nel mistero della coscienza umana e sentirsi atterriti di fronte alla possibilità di causare tanta morte e tanto dolore quanto l’essere umano può fare. Hiroshima ci mette davanti a tante domande che raggiungono le profondità della nostra coscienza. Quando il 25 febbraio del 1981 Giovanni Paolo II andò pellegrino a Hiroshima, lasciò che affiorassero dal suo cuore le stesse parole che affiorano dal cuore di ogni persona che si lascia prendere da ciò che accadde quel 6 agosto: “La guerra è opera degli uomini. La guerra è pura distruzione. La guerra è morte e nient’altro che morte”.
Conviene ricordare questi passaggi oscuri della storia dell’umanità per saper costruire un futuro che risponda alle veraci aspirazioni dell’essere umano, al progetto di Dio. “Ricordare il passato, è assumersi la responsabilità di costruire il futuro”. Anche queste sono parole che Giovanni Paolo II pronunciò nel Parco della Pace di Hiroshima. Proprio non possiamo visitare luoghi come Hiroshima e restare quelli di prima. Non possiamo ricordare fatti come la morte violenta in pochi minuti di 140.000 persone ( la città contava allora 350.000 abitanti) e non sentirci angosciati e chiamati a far qualcosa. Hiroshima è un segno e una chiamata. Hiroshima, Nagasaki e altri molti posti del nostro pianeta o momenti della nostra storia, trovano una speciale risonanza in quanti sono consacrati completamente al Dio della vita. Tale consacrazione è cosa che chiede loro sincerità, lucidità e audacia per impegnarsi a cambiare anche il movimento della storia quando gli si chieda di andare su sentieri di morte. Cosa che capita purtroppo frequentemente.
Se visitate il Museo Memoriale della bomba atomica, troverete due padiglioni. Uno di essi spiega la storia della città di Hiroshima prima e dopo la bomba atomica; l’altro presenta informazioni e testimonianze relazionate direttamente al giorno 6 agosto del 1945. L’esposizione sulla storia della città c’introduce nel contesto della violenza che si viveva in Giappone in quell’epoca dominata dall’ideologia imperialista che causava distruzione e morte in molti Paesi asiatici. Hiroshima era un centro militare importante e strategico, sia per il numero di soldati ivi acquartierati, sa per le fabbriche belliche che sorgevano nei suoi dintorni. La gente di Hiroshima fu anche vittima dell’insensatezza e della violenza imposta da alcuni governatori avidi di potere. Il Museo Memoriale della bomba atomica è una poderosa meditazione sulla storia e sui valori che la fanno marciare sui sentieri della vita o su quelli della distruzione e della morte.
Hiroshima ha saputo rileggere la sua storia e cercare come rispondere ad essa. Non lo ha fatto attraverso la strada della vendetta, ma mutando la sua esperienza in una denuncia contro la guerra e in un invito a lavorare per la pace. Hiroshima è un punto nel quale convergono molte iniziative di persone e gruppi a favore della pace e del disarmo e da dove tutti si sentono inviati ad apportare un contributo per costruire il mondo nuovo e in pace al quale aspiriamo. Hiroshima, e ciò che essa rappresenta, dovrebbe anche essere un punto di riferimento per tutte quelle persone che avvertono una vera passione per l’umanità e per quel Dio che la ama in maniera ugualmente appassionata.

 
 
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