Autobiografia »  
Biografia e catalogo delle opere
fino al 2005
di Jesús María Martínez (file pdf)
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Intervista / riflessione
1995
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Mino Cerezo, il compagno clarettiano pittore, ha realizzato nella sede della comunità di via Gaggio a Lecco una parabola pittorica che raccoglie in tre murales l’esperienza cosmica e personale segnata dal percorso: dal caos all’armonia, dalla guerra alla pace, dall’isolamento alla comunione, dalla morte alla vita.
Per realizzare quest’opera il pittore ha utilizzato il bagaglio di oltre venticinque anni
di immersione con la vita del popolo in America latina, ed ha essenzializzato poeticamente le risposte fatte carne nella sua vita e in quella di altri compagne
e compagni.
I punti di incontro tra l’esperienza della condivisione dalla marginalità e i processi
di liberazione nei popoli oppressi sono così evidenti che questo lavoro documenta
una storia a livello universale.
Mino è arrivato a Lecco nella prima metà di settembre direttamente dal Perù, ma nella sua valigia non c’erano bozzetti predisposti o idee precostituite.
Si è immerso nella lettura, ha parlato con le persone, ha messo i suoi occhi penetranti dentro le pieghe di un vivere quotidiano senza senzazionalismi.
Ha partecipato a Firenze al convegno "Annunciare la Carità - Pensare la Solidarietà" promosso dalla Caritas nazionale, dal CNCA, da Il Regno, dal Gruppo Abele ricavandone uno spaccato della presenza dei credenti nella società civile e religiosa.
Ho avuto la fortuna di essere testimone quotidiano della crescita di quest’opera
e mi piace raccogliere alcune annotazioni.

Artista-artigiano
La prima che riassumo nei due termini artista-artigiano è dovuta all’osservazione
della diligenza e competenza nel preparare i materiali, nel costruire con perizia le cose, l’ordine e la pulizia curata personalmente, l’esplorazione della superficie della parete su cui si realizzerà la pittura. Sembra rivivere lo stile di un antica bottega artigiana. L’artista, pur nella pienezza della propria potenza creativa conserva ed esprime la concretezza del mestiere maturato nel lungo tirocinio. Ogni volta affida
la perizia di quanto ha sperimentato, la conoscenza dei materiali, i momenti di luce,
i ritmi di lavoro. "Vado a lavorare", dice. "Sono stanco del lavoro; ho lavorato".

Contemplativo
La seconda osservazione: un artista-artigiano, contemplativo della storia e delle vicende e "monaco" nella realizzazione del lavoro. Per monaco intendo "il solo" che riesce a unificare i processi. La creazione non è banale assommare di pezzi o peggio ricreazioni celebrative del proprio personaggio, ma è avvicinarsi al tormento dei sette giorni della storia, è sbirciare nel mistero della misericordia e della fragilità umana,
e documentare le drammatiche vicende dei giorni e tracciare con forza le utopie.
Operaio della bellezza e della storia, documenta questa raccogliendone nella contemplazione i punti nodali e vitali: la morte e la vita, il potere e la grazia.

La donna
È personaggio centrale, vicino alla fonte della vita; in lei riconosce e affida i compiti
di animazione, di resistenza, di grande forza e tenerezza. Di lei accentua non solo
la bellezza ma la vocazione storica.
Donna e Maria si identificano, richiamandosi reciprocamente.

La sofferenza
Quanta umanità sofferente è raccolta dal nostro compagno pittore nella lunga
e sofferta presenza in America latina, (quante sofferenze viviamo in questa stagione nelle vicende di amici sofferenti per aids, per depressioni, per esclusioni). Questo allenamento a raccogliere la sofferenza non la rende generica e oleografica ma porta a identificarsi con tutti e ognuno.
Ricordo l’impatto con un piccolo quadro scoperto un mattino dell’89 nella comunità clarettiana a Colon (Panama): Cristo in croce che non ha volto, vestito da campesino, vegliato da una donna e un giovane (Maria e Giovarmi) e ai piedi del crocifisso (che riassume tutti i crocifissi della terra e della storia) un altro "povero cristo" ucciso dalle tremende esecuzioni contro i poveri e abbandonato
su un prato dove spuntano fiori. Non è romanticismo ma riconoscere ai crocifissi una funzione storica e la certezza che la vita non termina lì.
Ricordo che mentre stavo fotografando questo quadro mi ha telefonato Assunta dall’Italia dicendo che andavano a celebrare a Olate il funerale della piccola Alice.
La storia di Alice e la storia di Gesù di Nazaret giustiziato è legato per tutta la mia vita
a questo momento.
A volte alcuni disegni di Mino sono così tragicamente veri che diventano irritanti, ma svelano quello che la nostra diplomazia nasconde; fa opera di verità. L’arte di Mino cammina in questa direzione; non mistifica la realtà, non l’idealizza ma la rivela.

Rivelare
Nei templi che non sono più il luogo dell’incontro con Dio Mino ha fatto entrare il processo duro e drammatico della storia. Nei murales dell’America latina tutte le forme di sequestro e di violenza dell’uomo.
In ogni murale è forte lo svelamento dei misteri e delle trame (vedi il FMI, le banche,
i governi; in Italia avrebbe smascherato la P2, la mafia, la corruzione), e delle gerarchie oppressive (vedi i grandi temi delle Beatitudini e della crescita del Regno,delle condizioni della sequela di Gesù, il canto del Magnificat).
Questo mondo oppressivo ha l’antitesi nella costruzione della comunità, della comunione tra la gente, che solidarizza, che cammina e costruisce.

Una storia con la gente e per la gente
I disegni di Mino appartengono al popolo non solo perché c'è una frase su molti di essi in cui si dice questa proprietà , ma perché fa due operazioni:
-una è quella della reinvenzione dell’esperienza culturale della gente,
-l'altra documenta la cronaca-storia.
Anche questi di Lecco sono della gente, perché in questa parabola pittorica ognuno ritrova pezzi e momenti della propria vicenda e può affidare all’utopia della pace, della condivisione, della comunione il proprio presente-futuro.
In un tempo di esaltazione del frammento biografico quest’opera che raccoglie la parabola essenziale della vita mi sembra un servizio intelligente reso al nostro territorio e non solo, sostenendo un respiro esistenziale e cosmico.
L’arte di Mino esprime la crescita dell’individuo e della comunità dentro un passaggio di dolore, di male, di tragedia. Il Cristo della Vita che apre la visione di un murale getta luce sulle vicende del "povero cristo" del lato opposto, curvo e sotto il peso delle condizioni storiche, schiacciato dalla sua stessa situazione.
Nella bellezza del volto di Cristo, nel prolungamento della mano che incontra l’altra nella presa forte della stretta, si ricavano e sono indicati i rapporti autentici, la capacità di aggregazione comunitaria, il potere di far attraversare la porta della guarigione, della serenità, della libertà.

   
 
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